Alcuni ricercatori americani hanno analizzato 13 studi riguardanti il divieto di fumo e il numero di infarti cardiaci.
Già entro un anno dall’entrata in vigore del divieto di fumo, nei comuni liberi dal fumo si è registrato un numero degli infarti cardiaci del 17 percento inferiore rispetto ai comuni senza divieto. Dopo tre anni, la differenza era del 36 per cento. Gli studi sono stati effettuati in grandi distretti amministrativi negli Stati Uniti, in Canada, in Scozia, in Irlanda e in Italia. Gli scienziati intorno a James Lightwood della University of California a San Francisco hanno scoperto che il numero degli infarti cardiaci inizia a scendere non appena viene introdotto il divieto dei prodotti del tabacco. Dopo un anno, nei luoghi senza fumo il numero degli infarti è calato di un quinto rispetto ai comuni vicini senza divieto di fumo. Il numero è poi sceso in maniera continua fino a raggiungere oltre un terzo di infarti cardiaci in meno in regioni paragonabili.
„Non siamo in grado di ridurre all’infinito il numero degli infarti cardiaci. Però, i dati dimostrano il forte impatto che il divieto di fumo ha già entro brevi termini“, come ha dichiarato l’autore dello studio James Lightwood. Finora, gli esperti ipotizzavano una diminuzione del dieci percento delle malattie cardiocircolatorie grazie all’introduzione dei divieti di fumare coerenti. L’effetto, come ha provato lo studio di Lightwood, sarebbe nettamente maggiore. I dati offrirebbero un argomento in più a favore degli spazi pubblici e dei posti di lavoro liberi dal fumo.
Il farmacologo Lightwood ritiene che sono in primo luogo i fumatori passivi ad approfittare del divieto di fumo. Per questo gruppo, in caso di esposizione al fumo del tabacco sul posto di lavoro o a casa, il rischio di contrarre un infarto cardiaco sale del 25 fino al 30 per cento. Inoltre, un’indagine svolta nel 2008 ha dimostrato che già dopo 24 ore trascorse in un ambiente pieno di fumo si riscontrano leggeri danni alle pareti vascolari dei non fumatori.
Fonte: Globalinks

